Archivio

Archivio Maggio 2006

Inceneritori e GAS

29 Maggio 2006 3 commenti


Il brutto gioco di parole serve per introdurre una questione “locale” con risvolti però “globali”. A Parma in questo periodo si sta combattendo una lotta contro la costruzione di un inceneritore (che qualcuno chiama “termovalorizzatore“, come se cambiando le parole si respirasse meglio…).
Oltre a non essere compatibile con il concetto di “decrescita”, dal mio punto di vista l’inceneritore non è compatibile nemmeno con la media intelligenza umana. Solo l’idea di costruire una cosa che trasforma dei rifiuti urbani in una quantità inferiore (circa 1/3) di rifiuti tossici speciali ha qualcosa di patologico. Il fatto che i rimanenti 2/3 della massa incenerita venga trasformata in sostanze tossiche volatili (fra cui moltissime polveri moooolto fini, talmente fini che i filtri nemmeno le vedono) che causano malattie nella popolazione ha invece qualcosa di criminale.
Viene quasi il dubbio che la brutalità con la quale questi progetti vengono imposti alla popolazione nasconda in realtà grossi interessi economici da parte degli amministratori pubblici. Che altrimenti sceglierebbero le soluzioni più intelligenti e più efficaci per tutelare i propri amministrati. Anche quando le elezioni sono lontane…
Come per moltissimi altri problemi la soluzione sta essenzialmente nella Decrescita. In questo caso comportamenti particolarmente costruttivi sarebbero:
- Favorire l’uso di contenitori “vuoto a rendere”, riutilizzabili molte volte.
- Ridurre l’uso di imballaggi (acquistare confezioni famiglia ed evitare le cose “imbustate singolarmente”…).
- Destinare al riutilizzo tutto ciò che non serve più (mobili, oggetti, contenitori… anche se a noi non servono possono servire ad altre persone. Molti oggetti possono poi avere una seconda vita anche in casa nostra).
- Effettuare la raccolta differenziata in maniera efficiente (vedi puntata di Report del 28 maggio 2006), riciclando tutto ciò che si può riciclare.
- Quello che rimane nel cassonetto è talmente poco che si può ridurre ulteriormente fino a farlo sparire, senza bisogno di bruciarlo!

Nel campo della riduzione dei rifiuti, fin dalla loro nascita, i Gruppi di Acquisto Solidali sono impegnati nella ricerca di soluzioni il più possibile funzionali ed efficaci. Ne sono un esempio la vendita di detersivi “alla spina” in contenitori riutilizzabili, oppure l’uso di confezioni “a rendere” oppure di grandi formati.
Proprio per sancire questa posizione ideologica verso la gestione dei rifiuti (ricordo che nell’attuale sistema economico per poter avere una “crescita” ogni “prodotto” deve diventare il più rapidamente possibile “rifiuto”… meditiamoci ogni tanto…) il GAS Terraterra di Parma di cui faccio parte ha aderito con entusiasmo al Coordinamento per la Corretta Gestione dei Rifiuti di Parma nella lotta per una gestione dei rifiuti responsabile e sostenibile.

Riferimenti: Coordinamento per la Corretta Gestione dei Rifiuti

Un altro pensiero ispirato da Jean Giono

10 Maggio 2006 1 commento


Spesso si dice “bisogna lavorare per vivere e non vivere per lavorare“. Però non si considera un particolare: cosa si intende per lavoro? Per la maggior parte delle persone si intende un’attività che ha il solo scopo di guadagnare i soldi necessari per comprare tutto ciò di cui si ha bisogno. E questo è il concetto che la nostra “società” vuole imporci. L’altro modello (vivere per lavorare) si riferisce invece a persone la cui vita si limita all’attività lavorativa, sempre volta al guadagno, ma in questo caso con significati emozionali ben maggiori. Manca però il modello più importante, quello più sano. Il modello di chi vive lavorando. Di chi lavora non per guadagnare dei soldi ma per ottenere ciò di cui ha bisogno. Il lavoro del contadino che coltiva la terra (non per ottenere migliaia di tonnellate di cereali da vendere, ma per ottenere tutto ciò che ha bisogno per imbandire la sua tavola), che costruisce attrezzi, che tesse stoffa e si cuce i vestiti. Il modello di una persona finanziariamente molto povera ma che vive in maniera assolutamente dignitosa, senza fare del male a chi lo circonda (e se si parla di un contadino vegan si possono includere nel circondario anche gli animali). Senza promuovere gli sfruttamenti e i massacri delle multinazionali, senza inquinare il mondo, senza fomentare l’odio di classe. Semplicemente vivendo. Questo è l’insegnamento che ho tratto dalla “Lettera ai contadini sulla povertà e la pace” di Jean Giono (vedi articoli precedenti). Semplice, ma a mio avviso essenziale. Quantomeno per valutare correttamente i nostri comportamenti, anche se siamo impossibilitati ad abbracciare questo messaggio. Una bussola che ci dà la direzione. Possiamo anche non seguirla, ma avendola siamo almeno in grado di guardare dalla parte giusta.