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Archivio Aprile 2006

Ancora sulla Lettera ai contadini sulla povertà e la pace

18 Aprile 2006 Commenti chiusi

Un altro assaggio di questo libro (Lettera ai contadini sulla povertà e la pace – Jean Giono – Ponte alle Grazie), che, vecchio di settant’anni, rivela continuamente la sua attualità.

[...]Voi avete troppo frumento. Il pane fatto dal fornaio con le farine legali è scadente, fisicamente scadente, qualsiasi medico ve lo dirà. La farina legale abburattata nelle tramogge legali dà una materia panificabile assolutamente priva di fosfati e delle diversi qualità nutrizionali proprie della farina che potremmo chiamare selvaggia, ovvero ottenuta con procedimenti non tecnici. Ma la tecnica vi dice: col mio procedimento attuale faccio rendere al frumento il settantaquattro per cento di farina, mentre i vecchi procedimenti gli facevano rendere soltanto il cinquantacinque per cento. [...]Se il frumento mancasse, allora sì che bisognerebbe benedire la tecnica che ci permetterebbe così di aumentare que che sarebbe scarso. Ma il frumento non è scarso, anzi, è troppo abbondante. Ciò malgrado lo si chiude nei silos con tutto il suo eccellente e si continua a mangiare il pane mediocre pagandolo caro.

A proposito di pane e frumento, vi segnalo due articoletti:
C’è pane e pane
Come fare il pane naturale

Mi permetto di consigliarvi questo libro (fra l’altro costa anche relativamente poco). Si legge molto bene e colpisce ad ogni passaggio. Giono lo scrisse per diffondere il proprio pensiero a tutti i contadini del mondo. La civiltà purtroppo è andata avanti proprio nel modo previsto dall’autore, con guerre e “crescita” del sistema economico. E i contadini sono diventati sempre più schiavi. Solo oggi, i nipoti di quei contadini (molti dei quali sono diventati operai) si rendono conto dello sbaglio e tornano alla terra nel senso più vero del termine, cercando la via nei nuovi stili di vita e nelle nuove forme di associazionismo, dagli ecovillaggi ai Gruppi di Acquisto Solidale. Con un solo obiettivo: la Decrescita!

Lettera ai contadini sulla povertà e la pace

17 Aprile 2006 1 commento

Sto rileggendo un libro che ritengo essere la summa di tutte le idee di decrescita e di altermondialismo che si stanno schiudendo in questi anni. Voglio riportarvi qualche riflessione.
A proposito della produttività del sistema agro-industriale, Giono nel 1938 non era molto d’accordo sul fatto che benessere ed aumento delle rese per ettaro andassero di pari passo. Anzi. All’aumento delle rese corrisponde la dipendenza del contadino dallo Stato.

[...]l’atto di guerra è quando un uomo possiede seicentomila chili di frumento mentre gliene bastano seicento per cibarsi; è quando egli non regala il superfluo. Voi mi dite che seicentomila chili di frumento costano molta fatica e che non è giusto regalare una fatica tale. La verità è che non è giusto farla. La pace è la qualità degli uomini misurati.
Da Jean Giono – Lettera ai contadini sulla poverà e la pace – Ponte alle Grazie ISBN 8879287206

Vegani e Decrescita 3

16 Aprile 2006 Commenti chiusi


Come ormai avrete capito l’aspetto alimentare della Decrescita mi sta particolarmente a cuore. Oltre alla sua obiettiva importanza, infatti, è anche un potente mezzo per imparare a guardare oltre le conseguenze immediate del nostro agire. Mangiare un uovo, cosa sarà mai… però per poter mangiare io un uovo ci vuole qualcuno che alleva galline. Per allevare galline bisogna nutrirle, curarle, ecc. Inoltre la nascita di polli comprende un 50% di maschi che non servono e vanno eliminati. Questo tanto per fare un esempio…
Ho trovato un altro bello spunto sull’argomento sul sito EBASTA.org:

Le cause principali della fame nel mondo includono l’insistenza, un tempo da parte dei poteri coloniali e oggi in risposta agli interessi economici delle aziende multinazionali, sulla produzione di raccolti ad alta redditivita’ destinati all’esportazione.

Di fronte alla saturazione del mercato e alle legislazioni ambientali dei Paesi ricchi, le industrie zootecniche occidentali stanno infatti puntando a sfruttare le risorse, la manodopera a costo ridotto e i mercati delle nazioni a basso reddito ed elevato tasso di malnutrizione. I terreni di tali nazioni vengono spesso destinati a produrre, anziche’ cibo per la popolazione locale, cereali ed altri vegetali per agli allevamenti del Nord.
Trovate il resto sul sito EBASTA.org.
Buona Pasqua (senza agnello!)
P.S. L’immagine è tratta dal sito Promiseland.it. Purtroppo è accessibile solo a chi modifica un file del proprio PC come spiegato sul sito http://promiselandlab.blogspot.com/ per motivi che non vi sto a spiegare…
Riferimenti: EBASTA.org

Vegani e Decrescita 2

14 Aprile 2006 Commenti chiusi

Un’altro spunto in forma di lettera a Maurizio Pallante sul quanto l’alimentazione vegana possa contribuire alla Decrescita (e di come con l’attuale alimentazione “onnivora” non si possa decrescere più di tanto).

http://www.gondrano.it/diritti/decrescita.htm

Ecco qualche estratto:
Bene, io credo che non dovremmo limitarci a una critica dell’economia, a dimostrare che il PIL non significa nulla e tutto ciò che ne consegue; fare tutto questo sicuramente, ma anche risalire un gradino più a monte perché l’economia della globalizzazione, le teorie dello sviluppo, “illimitato” o “sostenibile” che sia, sono solo un sintomo di una malattia che risiede a un livello più profondo, nel vedere come un tutto ciò che è solo una parte: la specie umana; nel non avere insomma una onesta consapevolezza della nostra posizione nell’universo e soprattutto in quella parte di esso che è la biosfera; nell’agire secondo istinto predatorio per “il mio” (di individuo, di classe sociale, di nazione, di razza di specie) piuttosto che secondo ragione per “il nostro” (di esseri viventi che condividono la stessa casa e la stessa sorte).

Insomma, un’alimentazione a base di carne equivale a usare un’automobile di grossa cilindrata per andare all’edicola dietro l’angolo. Vogliamo dunque inserire all’interno degli obiettivi della decrescita il suo superamento a favore di una scelta felicemente vegetariana? Mi pare inevitabile.
Riferimenti: Riflessioni per una decrescita senza confini

Orti e decrescita

8 Aprile 2006 Commenti chiusi


Il primo passo per l’autoproduzione è coltivare un orto. Se poi viene coltivato nel modo giusto è ancora meglio. Guardate un po’ qui che bel corso fanno (acc… mi viene quasi voglia di andare a vivere in Romagna…!)

Civiltà Contadina
Associazione per la valorizzazione della biodiversità

1° Corso per costruire orti conservativi naturali
Ca’ del Santo – Località Pietramaura – San Leo PU – Tel 0541 924036 – Cell 349 2996042
www.biodiversita.info

Sabato 29 aprile (sera)
Domenica 30 aprile (tutto il giorno)
Lunedì 1° maggio (tutto il giorno)

Vuoi partecipare a un’azione di salvaguardia di Civiltà Contadina e contemporaneamente imparare i metodi più avanzati di agricoltura naturale? Con questo corso puoi fare entrambe le cose. La missione dell’associazione Civiltà Contadina è la salvaguardia di semi e la loro diffusione e in questo tutti i soci che desiderano sono coinvolti. Ma si sta anche costituendo una Banca dei Semi con l’obiettivo di custodire, riprodurre e distribuire semi, soprattutto ai soci che vogliano cominciare questa conservazione. Motore della Banca dei Semi sarà un grande orto conservativo che sorgerà presso la fattoria Ca’ Del Santo dove la banca ha trovato sede.
La tecnica usata per la costruzione di questo orto conservativo è la più innovativa al momento e consente di non vangare, di non zappare, di non concimare e di irrigare con molta moderazione. Attualmente questo metodo naturale è stato applicato per la costruzione di orti di piccola dimensione. La novità di questo progetto sta nell’utilizzo di questo metodo per costruire invece un grande orto naturale conservativo al servizio degli scopi di Civiltà Contadina.

L’importanza di questo metodo di coltivazione che verrà insegnato si estende al futuro. In tempi di riscaldamento globale e pioggie violente, la copertura permanente, un principio ampiamente sperimentato dalla permacoltura, assicura la conservazione della vitalità e della parte fertile del suolo, sia dal dilavamento ed erosione delle pioggie violente, sia dai raggi ultravioletti che penetrano in sempre maggiore quantità, sia dall’eccessivo calore estivo, permettendo nel contempo sia di ridurre drasticamente la quantità di acqua necessaria per la crescita delle piante, sia di annullare l’uso della meccanizzazione e quindi il consumo di carburanti fossili.

Riassumendo i vantaggi dati da questo progetto sono:

la costruzione del principale orto conservativo dell’associazione al servizio della Banca dei Semi;
l’insegnamento pratico-teorico dell’orticoltura naturale tramite corsi stagionali;
la possibilità di creare una scuola di agricoltura naturale per giovani che potranno vedere contemporaneamente funzionare un orto e costruirne altri

la creazione di un nuovo modello di civiltà contadina che possa essere di stimolo per l’avvento di nuovi orizzonti nell’agricoltura delle aree marginali.
Quindi il principale orto conservativo al servizio dell’associazione Civiltà Contadina e della Banca dei Semi sarà realizzato grazie all’opera dei partecipanti ai corsi che lo costruiranno gradualmente. Tutti i soci sono invitati a partecipare, non solo per comprendere e adottare anche per il proprio orto il metodo, ma anche per aiutare lo sviluppo dell’orto conservativo centrale.

Temi teorici e pratici affrontati nel corso

Realizzazione di orto ad aiuole secondo i principi dellorticoltura tradizionale, del letto alto
Realizzazione dell’impianto dirrigazione a goccia
Come fare un buon compost per una concimazione naturale e un compostiera semplice
Scelta dei materiali per la pacciamatura e come realizzarla
Come si realizza un semenzaio, come e perché seminare semi antichi

Programma dettagliato ad uso dei partecipanti
Sabato 29 aprile
Arrivo entro l’ora di cena. Ogni corsista è invitato a portare con se un piatto di cibo locale della zona da cui arriva per fare insieme una cena condivisa. Dopo la cena serata introduttiva sul tema dei semi locali e la loro salvaguardia
Domenica 30 aprile
Sveglia al canto del gallo
Lavori suddivisi per gruppi per costruire l’orto naturale
Dopo cena serata dedicata al proseguimento della salvaguardia e uso dei semi locali
Lunedì 1° maggio
Sveglia al canto del gallo
Lavori suddivisi per gruppi per costruire l’orto naturale

Conduzione del corso
Alberto Olivucci
Da quando diventa agricoltore bio decide di moltiplicare sementi come professione e decide di dedicarsi alla scoperta del mondo dei seed savers. Il suo primo orto con varietà antiche nel 1996 e dal 2000 organizza un coordinamento italiano di collegamento fra cercatori di semi con l’associazione Civiltà Contadina di cui nel 2001 diventa presidente. Ora organizza una rete di salvatori di semi italiani. Vive nella sua fattoria nelle Marche, in cui si svolgerà il corso.
Maria Pucci
Studentessa di Agraria all’ultimo anno, ha in atto da due anni una sperimentazione sul sistema di coltivazione sinergico con il supporto dei suoi docenti.

Stile di insegnamento
Pratico, informale e partecipativo. Un pasto è pasto è condiviso e alcuni preparati assieme.

Numero massimo dei partecipanti
10-12 persone

Luogo di svolgimento
Ca’ del Santo, un casale molto antico nel comune di San Leo, PU. Il tragitto per arrivare prevede l’arrivo a Rimini. Se in auto l’uscita a Rimini Nord è la preferibile. All’uscita dall’autostrada si procede per San Leo, le indicazioni sono molte ed è difficile perdersi. Arrivati a Pietracuta, sulla strada statale per Arezzo-Sansepolcro si svolta a sinistra per salire verso San Leo. Dopo 4 km da quella svolta, tre km prima del borgo storico di San Leo, ci si trova a Collina (Fraz. di San Leo). Li si cerca a destra una indicazione per Pietramaura e si gira . La prima strada a sinistra riporta un cartello per Ca’ del Santo. Seguite le indicazioni fino a destinazione. In treno: Arrivare alla stazione di Rimini e all’uscita recarsi alla piazzola per il pulmann che porta a Novafeltria. Si scende a Pietracuta dove in certi orari esiste un servizio navetta che porta fino a Collina. Verremo a prendervi una volta giunti a Collina, o a Pietracuta in assenza del pulmino locale.

Costo a partecipante
La quota di partecipazione per ogni singolo partecipante è di (euro) 150,00. Nella quota è compreso sia luso delle attrezzature, sia il costo dei pasti (2 colazioni, 2 pranzi e 2 cene).
Per iscriversi al corso è richiesto il versamento di un anticipo di 15 sul conto corrente postale di Civiltà Contadina n. 10355477, causale “Iscrizione 1° Corso Orti Conservativi”, oppure bonifico a favore di
Civiltà Contadina
Via Germazzo 189
Cesena
BancoPosta
N. C/c 10355477
Abi 07601
Cab 03200
Oltre al versamento è necessario inviare via fax (fax virtuale 1782230521) o tramite email (semantico@tiscali.it) i dati personali, allegando se possibile la ricevuta dell’avvenuto versamento.
Per la partecipazione varrà la data di versamento della quota di iscrizione e verrà data precedenza ai soci di Civiltà Contadina.

Note tecniche sul corso
1) Stile di insegnamento: pratico, informale e partecipativo, con molti esercizi nell’orto e con i semi. I pasti sono condivisi e alcuni preparati assieme.
2) La cucina servita a Ca’ del Santo è prevalentemente vegetariana.
3) Ad ognuno verrà dato un piccolo quaderno di campagna su cui appuntare note, consigli, disegni. Non verranno distribuite fotocopie.
4) Per chi viene da fuori sarà possibile pernottare in stile campeggio, o all’interno dei locali di Ca’ del Santo o portando con se le proprie tende. Per chi vuole un comodo letto sono diponibili due semplici camere doppie con un modico sovrapprezzo di 10 a notte oppure è possibile prenotare presso vicini agriturismi o bed & breakfast.

Contatti
Alberto Olivucci
Ca’ del Santo
Via Varco Biforca 7
Fraz. Collina
61018 San Leo
Email biodiversitabiodiversita.info
cell. 3492996042
Tel. 0541 924036
Riferimenti: Civiltà contadina

Corsi di autocostruzione

6 Aprile 2006 Commenti chiusi


Alla base dell’autoproduzione e dell’autocostruzione c’è sicuramente la cultura. Un tempo questa sapienza veniva tramandata dai genitori ai figli. Poi è arrivata la scuola pubblica, ai figli sono state insegnate tante belle cose sul mondo, sulla matematica, su tanti autori antichi. Peccato che la scuola pubblica abbia dimenticato di insegnare come fare a coltivare un orto o come costruirsi un carretto. Però ha tolto il tempo ai figli di imparare dai genitori. Poi i figli crescono, finisce la scuola e vanno a lavorare in fabbrica e hanno altro a cui pensare. I genitori invecchiano e diventano brontoloni e vengono affidati alle badanti. E così in una generazioni si può perdere (e si è persa) una cultura accumulata da anni. Ricollegandomi a ciò che dice M. Pallante nel suo libro La decrescita felice è importante recuperare questo sapere. Ma anche aggiornarlo con le tecnologie realmente utili (e contemporaneamente sostenibili). Ecco qui un esempio:

ECOISTITUTO DELLE TECNOLOGIE APPROPRIATE
Gruppo di Ricerca sulle Tecnologie Appropriate
Centro di Informazione Nonviolenta
Centro di Educazione all’Ambiente
SPORTELLO AMBIENTALE di CESENA
Organizzazione di volontariato Onlus
Riconosciuta con determina della Prov. Forlì – Cesena n° 29 del
30.03.´98 prot. 32802
Sede: Via Germazzo, 189 47023 Cesena (Fc)
Recapito postale CP 78 Cesena 5 47023 Cesena
(0547.323407 fax 0547.664301
email grta-cin@libero.it

sito internet: <a href="http://tecnologieappropriate.it
“>http://tecnologieappropriate.it

“per avere sempre meno bisogno di fonti di energia non rinnovabile”

Corso pratico per l’autocostruzione di
UN FORNO SOLARE PER CUCINARE
…a casa …a scuola …all’aperto

Cesena 27 – 29 aprile 2006

Perchè cucinare con il sole
L’energia solare è l’energia pulita per eccellenza, ancora poco
utilizzata ma dalle grandi possibilità, sia per l’uso domestico sia
per lÕuso industriale. Con l’energia solare è possibile ottenere
acqua calda ed energia per riscaldare le case (solare termico) oppure
energia elettrica (moduli fotovoltaici).
Pochi sanno che con il sole si può anche cucinare o essiccare gli
alimenti.
E’ possibile costruire forni e cucine solari per cuocere pietanze
sane nel senso più completo del termine.
Durante il corso si impareranno i principi fisici che sono alla base
dei forni e delle cucine solari e si imparer^ a costruirli.

Conduce il corso
Ing. Roberto Salustri della Cooperativa RESEDA

Data di svolgimento del corso
giovedì 27 aprile 2006: ore 20,30 arrivo nella serata momento di
presentazione del corso e conoscenza dei partecipati
venerdì 28 aprile 2006: attività di laboratorio durante tutto il
giorno
sabato 29 aprile 2006: attività di laboratorio durante tutto il
giorno. Fine del laboratorio in serata: ognuno se ne va col suo forno
solare

Numero di partecipanti, iscrizione e quota di partecipazione
20 persone max(si da la preferenza ai soci dell’Ecoistituto
Tecnologie Appropriate e all’ordine di iscrizione)
La quota di partecipazione per ogni singolo partecipante è di euro
150,00.
La quota comprende l’uso delle attrezzature, i pasti dei due giorni
di permanenza, e il forno solare che verrà realizzato durante il
laboratorio.
Ogni partecipante sarà dotato di un quaderno di campagna per prendere
appunti.
L’iscrizione dovrà avvenire in forma scritta:entro il 24 di aprile
2006 e sarà accettata solo dopo il versamento della quota
- inviando un fax al n° 0547362760 oppure
- inviando un messaggio in posta elettronica alla e mail: grta-
cin@libero.it- in cui sono riportati tutti i dati personali e la
fotocopia dell’avvenuto versamento della quota di partecipazione
La quota è da versare anticipatamente su ccp n¡ 11784477 intestato a:
GRTA-CIN C.P. 78 Cesena 5 – 4703 Cesena, con causale “corso
autocostruzione forno solare”.

Luogo di svolgimento e alloggio
Cesena in località Molino Cento presso la sede dell’Ecoistituto delle
Tecnologie Appropriate
dove è situata l’Aula di Ecologia all’Aperto e il Laboratorio delle
Tecnologie Appropriate e abilità manuali.
Per chi viene da fuori sarà possibile pernottare in “stile scout”
presso la sede dell’Ecoistituto oppure con tenda personale (portare
saccopelo e materassino).
Chi invece vuole un comodo letto dovrà usufruire delle attrezzature
alberghiere (B&B – Hotel – Agriturismi) della zona
(http://www.cesena.it)

Argomenti trattati durante il corso
L’energia solare
Come funziona un forno e una cucina solare.
Progettare sistemi a concentrazione solare.
La costruzione di uno scaldavivande.
La costruzione di un forno solare.
La costruzione di una cucina solare.
L’essiccatore solare.
La ricetta solare.

Materiale messo a disposizione per la costruzione di un forno
scatola di cartone da imballaggio ondulato o di legno, almeno
dimensioni in cm: 50 x cm 50 x cm 25
scatola di cartone o di legno dello stesso tipo con dimensioni cm 40
x cm 40 x cm 20
foglio di cartone ondulato o di legno di m1 x m1
foglio d’alluminio per alimenti
lastra di vetro, dimensione in cm: 45 x cm 45, spessore mm 4, molato
ai bordi e agli spigoli (non una molatura artistica, per evitare di
tagliarsi);
teglia nera da forno oppure una lastra nera di ferro, con una
dimensione di cm 40 x cm 40 circa.
colla a base d’acqua per incollare il domopack all’interno delle
scatole: è necessaria una colla di questo tipo perchè le altre
contengono solventi che vengono rilasciati con il calore e non è
buona cosa farli finire nel cibo
Vinavil per carta per incollare tutto il resto, nastro adesivo di
carta e attrezzi vari: cutter, forbici, righe, matite, metro a nastro.
Attrezzi per il taglio del legno.

Per informazioni immediate chiamare

Daniele 335.5342213

Trovate altre informazioni sulle cucine solari sul sito di ProgettoMEG:
http://www.progettomeg.it/cucsolare.htm
Riferimenti: ECOISTITUTO DELLE TECNOLOGIE APPROPRIATE

Vegani e Decrescita

5 Aprile 2006 Commenti chiusi

Uno dei tanti argomenti a favore di un’alimentazione vegetariana (o ancora meglio vegana) viene anche dal campo della decrescita. Gli allevamenti intensivi necessari per garantire l’attuale stile alimentare non sono asslutamente sostenibili, anzi. Secondo alcuni sarebbero una delle cause della povertà (di cibo) del Sud del mondo (costretto dal “libero mercato” a produrre mangimi per gli allevamenti del nord, invece di prodursi alimenti per sè). A questo proposito inserisco un’editoriale del sito Il Piccolo Popolo che prende le mosse da un’articolo del Blog di Beppe Grillo. Non voglio però assolutamente soffermarmi sulle critiche a questo articolo (che sono già state sviscerate nei commenti sul suo blog) ma mi piace sottolineare l’importanza della scelta vegana nella riduzione dell’impatto ambientale, oltre agli importantissimi risvolti etici.

Non sapevo che i Grilli fossero carnivori, specie quelli parlanti…
(Nobile compiere grandi gesta, molto di più compierne piccole, tutti i giorni, per abitudine)

Sono un affezionato lettore del blog di Beppe Grillo, personaggio che stimo, e che in qualche modo ammiro. Ieri però ha compiuto, a mio parere, un grossolano scivolone.

Uno scivolone che, a dire la verità, mi aspettavo.
Il Grillo nazionale infatti, raramente si è espresso sui temi cari agli animalisti, raramente ha preso posizioni nette e decise in favore degli animali.
Con
QUESTO
suo messaggio, uno di quei rari di cui dicevo sopra, ora ho finalmente capito perchè.
Questo è l’incipit con il quale Grillo apre il suo messaggio, ed a questo mi limito a rispondere, condividendo, ovviamente, la sua posizione in merito al massacro dei cuccioli di foca in Canada che ormai si ripete puntualmente ad ogni primavera.
[...]Sono carnivoro, mi piace la carne, il prosciutto crudo, il salame, il lardo, la pancetta, l?osso buco, la carne cruda, lo zampone e il cotechino con le lenticchie. Mi piace la bistecca alla fiorentina, quella da sette etti netti più l?osso. Forse deluderò i vegetariani, ma non mi sento per niente in colpa. Mangiare carne fa parte della mia natura. Mi dà però fastidio la crudeltà, l?insensibilità totale[...]

Questa la mia risposta

Ero carnivoro.
Mi piaceva la carne, il prosciutto crudo, il salame, il lardo, la pancetta, l?osso buco, la carne cruda, lo zampone e il cotechino con le lenticchie. Mi piaceva la bistecca, ma non quella alla fiorentina, quella da sette etti netti più l?osso. Forse deludevo i vegetariani e non mi sentivo per niente in colpa.

Mangiare carne faceva parte della mia “cultura”.
Mi dava pero’ fastidio la crudeltà e l’insensibilità totale.

Ora sono vegano, e la crudeltà mi da ancora piu’ fastidio di prima.
Forse perchè mi sono accorto di quanto io fossi stato crudele senza saperlo, un giorno ho finalmente capito quanto fosse scellerato e crudele il mio modo di vivere, di quanto sangue innocente venisse versato a causa mia, per colpa mia. E non parlo solo degli animali.

Non sono diventato prima vegetariano, perchè ho capito che per fare il formaggio bisogna prima produrre il latte e per produrre il latte bisogna prima “produrre” i vitelli… e la catena di crudeltà infinite ricomincia.

Da allora ho capito un sacco di cose, ho capito meglio la mia salute. Noi occidentali moriamo a migliaia ogni anno per eccesso di cibo, e condanniamo a malnutrizione e morte milioni di altri uomini, i due terzi della popolazione mondiale. Il nostro semplice mangiare si traduce in una carneficina, solo che nessuno ce lo dice…

Ho capito che per difendere l’ambiente, per difenderlo davvero, non basta andare in bicicletta, non basta evitare di sporcare i boschi e le acque, non basta essere ambientalisti.

L’ho capito quando ho scoperto che il 60% delle acque dolci sel pianeta sono utilizzate per “produrre” animali da macello, l’ho capito quando ho scoperto che il 60% delle migliori terre emerse è occupato dai pascoli dell’oltre unmiliardoemezzo di bovini allevati sul pianeta.

L’ho capito quando ho scoperto che il 40% della foresta amazzonica è stata distrutta per far posto a pascoli e che il calpestio di milioni di zoccoli di bovini rende la terra impermeabile e lascia scivolare via l’acqua depauperando le falde acquifere.

L’ho capito quando ho scoperto che per “produrre” un kilo di carne servono 16 kili di cereali e piu’ di 3000 litri d’acqua, e, contemporaneamente milioni di miei simili nel mondo muoiono di fame e di sete.

L’ho capito quando ho capito quali sono le sottili connessioni tra le multinazionali del farmaco e l’agricoltura intensiva, gli allevamenti intensivi, quando ho capito il perchè della morte per avvelenamento di animali, di uomini e infine del pianeta stesso. Milioni di tonnellate di anticrittogamici, erbicidi, pesticidi, e poi di antibiotici di ormoni, di anabolizzanti che finiscono inevitabilmente nei nostri corpi e poi nel ciclo delle acque avvelenando lentamente ma implacabilmente l’intero ecosistema.

L’ho capito quando ho capito che la prima e la seconda causa di effetto serra tra le attività dell’uomo sono proprio l’agricoltura e la zootecnia.

L’ho capito infine perchè ho imparato che quella bistecca, quella pancetta, quel prosciutto, quel lardo prima appartenevano a “esseri viventi e senzienti” che provano emozioni, esseri capaci di provare gioie e dolori.
Esseri senzienti che vengono barbaramente allevati, rinchiusi, seviziati, mutilati, bolliti vivi, sgozzati, scuoiati per qualcosa che a me non serve, anche se ci hanno sempre insegnato il contrario.

L’ho capito perchè ho percepito la crudeltà di cui era intrisa la mia semplice normale vita, l’ho capito ed ho detto stop!
Non volevo più essere complice e mandante di tutto questo sangue, di tutto questo dolore, di tutto questo orrore…

L’ho capito ed ho cambiato totalmente la mia vita, e ora non mi interessa se deludero’ qualcuno, ho capito anche che era importante non deludere me stesso, xchè voglio ancora potermi guardare allo specchio senza vergognarmi di essere un “animale uomo”.

G.M.
Riferimenti: Associazione Culturale Il Piccolo Popolo

Treni ad alta velocità

2 Aprile 2006 Commenti chiusi

Un amico mi ha prestato un numero di “Quark”… premettendo che ho sempre disprezzato la “diffusione scientifica” fatta da diffusori e non da scienziati ho visto in copertina un titolo che mi ha incuriosito:
Come sono fatti i nuovi TRENI AD ALTA VELOCITA’- Più veloci degli aerei, comodi, sicuri. Per convincere anche i loro nemici
Visto che mi considero un loro nemico ho gioito! Finalmente qualcuno che espone chiaramente i motivi per cui “è necessario” costruire queste maledette linee TAV. Peccato che la lettura dell’articolo sia stata invece disastrosamente deludente. Tanto per citare alcuni pezzi:

“Certo, in tutti i casi l’aereo impiega meno tempo, ma al volo bisogna aggiungere il tempo per il check-in e quello per i collegamenti da e per l’aeroporto. Ritardi permettendo, siamo in pareggio. E poi c’è il biglietto, più costoso nel caso si scelga l’aereoplano”
A prescindere che non è certo il tempo a rendere competitivo il treno con l’aereo (che è comunque il mezzo più inquinante in assoluto), qui si dimenticano “scientificamente” di considerare che le stazioni TAV si trovano fuori dalle città, e che quindi vanno raggiunte. E che pure sul treno bisogna salire e perdere un po’ di tempo (non parliamo di fare i biglietti…). Ma comunque ricordiamoci dell’ultima frase, il biglietto è più costoso per l’aeroplano.

Perchè un treno raggiunga i 320 Km/h servono almeno 19 Km di ferrovia e altri 6 per fermarsi.[...]I treni ad alta velocità impongono un salto di scala nella gestione del territorio.[...]il rischio che il passaggio del treno porti sviluppo solo ai due terminali della linea tagliando fuori il territorio che attraversa.
Ecco perchè in Val di Susa sono incavolati! A parte che ero convinto che i treni portassero le persone e non sviluppo… e che in generale i due terminali sono grandi città che di persone ne hanno già a sufficienza (anzi, sono congestionate da centinaia di migliaia di pendolari tutti i giorni…). Dopo lo sviluppo sostenibile anche quello rotabile?

Nei treni di ultima generazione [...] sensori comandano la chiusura e l’apertura di tutti i passaggi d’aria “sigillando” il treno a ogni variazione di pressione
Vi immaginate che ridere stare in una di queste carrozze “sigillate” bloccate sotto il sole in luglio? Nessuno che si chiede questi avanzatissimi sistemi per quanto tempo funzioneranno prima di rompersi…
Vi risparmio la parte in cui si parla di sicurezza (9 Km di spazio per frenare non sono proprio pochi… in Italia ne sappiamo qualcosa di disastri ferroviari).

E allora potremmo aspettarci treni ancora più veloci? Non troppo. [...] Piuttosto si miglioreranno gli interni.[...]Il tempo trascorso in treno è più lungo di quello passato in aereo, per cui si devono pensare carrozze con spazi flessibili adatte alle esigenze del turista o della famiglia e dell’uomo d’affari.
Ma non era per fare prima che facevano la TAV? Invece lo fanno per dare soddisfazione ai designer (avete mai provato i nuovi treni regionali? Quelli con il sedile di plastica fatto come una sedia futurista degli anni ’30)…

I ricavi non arriveranno solo dai biglietti: in treno potranno essere offerti servizi aggiuntivi, come vendita di film o di libri [...] Presto si riceveranno direttamente sullo schermo del portatile le ultime notizie e si ordineranno film in pay per view. [...] Vantaggi? Grazie a queste entrate, le compagnie ferroviarie potrebbero offrire tariffe competititve perfino rispetto alle compagnie aeree low-cost.
Ricapitolando: paghiamo meno biglietto perchè ci fanno comprare una marea di cavolate inutili? La vendita di film o libri sarebbe un “servizio aggiuntivo”? E non costava meno il treno dell’aereo (vedi all’inizio)???? Invece per pagare meno biglietto dovremmo pagare l’uso della toilette? Inseriranno nuovamente la terza classe (sul tetto)?

Se questo articolo doveva convincere i nemici mi sa che hanno fatto male i conti… La cosa peggiore è che le cose che ho riportato sono dette da professori vari, laureati, gente colta… se questo è il livello della “classe dirigente” di questo paese ho capito perchè stiamo andando a ramengo…
Riferimenti: No TAV! Vere informazioni scientifiche